STORIE e ANEDDOTI del DOPO CONCERTO

E dopo gli applausi e il bis, arriva il dopo concerto.
È un momento strano, il momento della verifica.


“CONGRATULATI CON I RAGAZZI”

Siamo in estate, il concerto è finito ed è andato davvero bene.

Tra le persone che vengono a salutarci appare, perché di apparizione si tratta, una signora. È molto alta, sarà un metro e ottanta, magra, i capelli bianchi raccolti a chignon, un vestito beige le scende quasi fino ai piedi, gli occhi sono azzurri, intensi. È davvero molto bella pur non facendo nulla per esserlo.

Noi stiamo parlando con alcune persone del pubblico e non ci accorgiamo subito di lei. Ce la troviamo davanti all’improvviso, ha il volto severo come quello di un generale in visita alle truppe. Per un attimo rimaniamo sconcertati, forse intimiditi. Poi ci abbraccia e ci dà un bacio sulla guancia.

“Potrei essere vostra nonna” dice per scusarsi delle effusioni.

“Orazio” continua “il mio compagno è appassionato di musica classica, avremo assistito ad un centinaio di concerti negli ultimi tempi.

L’altro giorno, dopo aver letto del concerto del vostro trio di archi, ha sentito l’anima di Mozart volargli sul capo e mi ha trascinata qui.

Questa sera non avevo nessuna voglia di ascoltare musica classica, ho ricevuta una brutta notizia, ed ero di umor nero ma, appena sentite le prime note di All Of Me, ragazzi miei, mi avete rimessa all’onor del mondo“, quindi girandosi verso il proprio compagno: “Orazio” ordina “congratulati con i ragazzi”.

Orazio si congratula e ci fa addirittura i complimenti per “la marcia alla turca” di Mozart. Non sarà rientrata nei canoni della musica classica, ma la nostra rivisitazione gli è piaciuta molto.
Se ne vanno, lei altera come una regina, lui un po’ defilato come tutti i principi consorti.


“A ME PIACE JANIS JOPLIN”

Gli strumenti sono stati riposti nelle loro custodie, il pubblico che ha assistito al nostro concerto sta uscendo.

Il vociare delle persone si affievolisce fino a scomparire del tutto. Ora c’è un grande silenzio. Dal portone aperto della chiesa si intravede il cielo stellato. Stiamo per uscire quando ci viene incontro un ragazzo. Ha i capelli rasta raccolti sulla nuca, la barba lunga gli dà un aspetto da giovane saggio o da vecchio hyppie. Lo avevamo notato seduto un po’ discosto dal resto del pubblico.

Non dice nulla, ci accompagna fuori e si siede sui gradini della chiesa.

“A me piace Janis Joplin” dice improvvisamente.

“Bene” gli rispondiamo noi che siamo anche un po’ stanchi e vorremmo tornare a casa.

“Sì, mi piace Janis Joplin, mi commuove, mi entusiasma” continua.

Senza una ragione, forse un po’ seccati perché parla di Janis Joplin e non del nostro concerto, o forse perché è un tipo strano, posiamo gli strumenti a terra e ci sediamo con lui sugli scalini.

Il ragazzo continua a parlare come se noi non esistessimo: “Lei aveva una voce e una forza che erompeva dall’anima, cantava rock e blues con una potenza tellurica mai sentita né prima né dopo. Urlava il suo disperato bisogno d’amore e il cupo dolore della solitudine con un’energia e una vibrazione da brivido. E a volte il suo viso esplodeva in un sorriso di felicità commovente. Sapete una cosa? Questa sera mi avete emozionato come mi emoziona lei.

“Ora ragazzi, se avete quattro euro da ‘imprestarmi’, vi compro il disco”.

Noi i quattro euro glieli abbiamo dati perché una recensione così non l’abbiamo mai avuta.

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