L’arrangiamento di un nostro brano nasce direttamente in prova. Si parte da uno spartito o da una melodia ascoltata, per caso, da un disco e con i nostri strumenti iniziamo a “canticchiarla’. Ed ecco che, per una strana alchimia, il brano prende una sua forma, si consolida pur mantenendo una sua flessibilità che permette di renderlo sempre vivo e sempre diverso durante il concerto live. L’istinto, l’intuizione di una nota e di un suono guidano costantemente la lavorazione di ogni nostro brano.


SPAZIO ALL’IMPROVVISAZIONE 

Ci sono alcune musiche che ci colpiscono per la loro qualità sonora, come quella del duduk armeno ed in questo caso cerchiamo di riprodurlo attraverso il suono del violoncello. Altri brani invece, hanno una melodia autenticamente ancestrale per cui, dal punto di vista dell’arrangiamento, inventiamo letteralmente nuovi accompagnamenti senza intervenire sulla melodia, lasciandola pura. Mentre per i brani legati al mondo del Jazz Manouche o Gipsy Jazz, come ad esempio ” Minor Swing”, elaboriamo il suono “rumoroso” della cosiddetta “Pompe Manouche” direttamente durante le improvvisazioni.
Per via della nostra formazione classica, forse il brano più difficile da interpretare è stato “Billie’s Bounce” di Charlie Parker, caratterizzato da una evidente impronta jazzistica. Quando dobbiamo arrangiare un brano jazz senza la sezione ritmica, quest’ultima siamo noi a crearla. Per prima cosa si parte dal tema che viene esposto dal violino e dal violoncello, quindi partono i “giri” di assolo. Inizia il violino mentre sul ”walking bass” del contrabbasso, il violoncello suona l’accompagnamento prendendo il posto del pianista jazz. Finito il solo del violino, saranno prima il contrabbasso e poi il violoncello ad improvvisare.

È essenziale che nessuno dei nostri strumenti sia limitato al proprio ruolo o prevalga sull’altro. Democraticamente andiamo oltre, ogni strumento ha le stesse possibilità di improvvisazione. Ed è molto difficile andare a tempo senza una sezione ritmica.


GIOCARE CON I SUONI

Giocare con i suoni sta alla base della nostra musica. Per questo motivo vogliamo impadronirci dei suoni di altri strumenti appartenuti a culture e a tempi anche molto lontani dai nostri come nel caso di Seikilos, dove il violoncello imita il suono del bouzouki greco, oppure del contrabbasso che imita il suono del bodhran irlandese o del violino e del violoncello ai quali viene affidata l’imitazione della “Pompe Manouche”.


L’IRONIA

Importante per i nostri arrangiamenti è l’ironia. Perchè non scherzare su un brano celebre come “Rondò alla turca” di Mozart? Noi ce lo siamo immaginato come una specie di brano “quasi felliniano”, una sorta di banda o orchestrina dove, sulle famose note di Mozart, ci concediamo qualche “sberleffo”, qualche citazione dalla musica “Manouche” e perché no, da quella Bluegrass! 

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