L’album debutto de Gli Archimedi, Forvojaĝi, non è una semplice antologia, ma piuttosto una sorta di manifesto in cui i tre musicisti dichiarano la propria identità e la propria intenzione di fare musica attraverso nuovi linguaggi. Essi partono da tre filoni principali legati alla musica jazz, alla classicaantica e al folk. In Forvojaĝi (dall’Esperanto “partire per un viaggio”), brani che hanno fatto la tradizione di queste tre correnti si susseguono e delineano poco a poco l’immagine musicale del trio. I tre archi si concedono libertà di sperimentazione, accostano stili diversi tra loro, rivelando un intenso lavoro di adattamento e reinterpretazione. Il pubblico può aspettarsi l’“inaspettabile”: il violoncello diventa un bouzouki greco, un duduk armeno oppure una chitarra manouche, mentre il violino si trasforma in un banjo nordamericano, in un clarinetto klezmer oppure in una chitarra elettrica anni ’50, e infine il contrabbasso in un violino da “balera”, in un Bodhràn irlandese  per finire con una strana percussione sudamericana. Ma il discorso non finisce qui, perché il trio può mutare forma in un vero e proprio jazz trio!

 

 

 

 

 

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